Cinema

Il cinema è la luce del mondo. “Mektoub, my love: Canto due” di Abdellatif Kechiche al Festival del Cinema di Locarno

di Davide Paolacci

Nel lontano 2017 usciva a Venezia Canto uno, il primo capitolo di progetto di Mektoub, my love di Abdellatif Kechiche. Il secondo capitolo, intitolato Intermezzo e presentato a Cannes nel 2019, fu demolito dalla critica e non vide mai il buio delle sale. Ora, dopo 8 anni da Canto uno, viene annunciata la proiezione del terzo e ultimo film, Canto due, al festival del cinema di Locarno. Una trilogia disastrosa, in produzione e in ricezione; perché allora c’è chi ancora crede in Mektoub my love?

Una storia lunga 

Nel 2013 Kechiche si porta a casa Palma d’oro e fama internazionale con La vita di Adele, un adattamento del fumetto Il blu è un colore caldo. Da quel momento inizia il silenzio artistico, finché nel 2017 non viene messa all’asta dal regista la stessa Palma d’Oro vinta quattro anni prima per finanziare il suo ultimo film, stavolta tratto da un romanzo di Francois Begaudeau, La blessure la vraie (La ferita, quella vera, pubblicato in italiano da Einaudi), che sarà poi Mektoub my love

Le difficoltà iniziano già nella post produzione del primo film, quando, con la scoperta che si sarebbe trattato di due film invece di uno solo da due ore come da contratto, distributore e produttori fanno marcia indietro. Il film debutta comunque al Festival di Venezia, e viene anche ben accolto. Benché dia poche soddisfazioni al botteghino, con meno di un milione di euro di incasso, il progetto va avanti e nel 2019 Kechiche torna in concorso al Festival di Cannes con il secondo capitolo della serie, Intermezzo

Ma Intermezzo non uscirà mai da Cannes. Lungo tre ore e mezza, la maggior parte delle quali ambientate in una serata in discoteca, il film viene unanimemente bocciato dalla critica e il pubblico abbandona la sala durante la proiezione e Il regista si scusa a fine film. Alla disastrosa première si aggiungono poco dopo le controversie sul consumo di alcol sul set e la rottura dei rapporti tra regista e attrice protagonista, che rifiuta di partecipare alla conferenza stampa dopo la proiezione. 

La possibilità di vedere il terzo capitolo, Canto due, e Intermezzo per chi non era a Cannes nell’estate del 2019, sembra svanita. 

E tale rimane fino a luglio 2025, quando viene annunciato che Canto due farà la sua comparsa a Locarno. 6 anni di vuoto in cui il regista ha continuato a lavorare a Mektoub my love, anche se ormai in Mektoub, my love non ci credeva più nessuno. O almeno così sembrava. 

Il cinema che dona la luce 

A volte nelle opere letterarie, prima dell’inizio del testo vero e proprio, si può trovare una breve citazione, che raccoglie un po’ il senso del libro e suggerisce un’interpretazione. Questa breve citazione si chiama epigrafe e Mektoub my love: canto uno ne ha due. Con la macchina da presa inondata dalla luce del sole, il protagonista Amin sta andando in bici. Mentre pedala, compaiono due frasi: Dio è la luce del mondo; Luce su luce, Dio dona la sua luce a chi vuole. San Giovanni e Corano, viene specificato. Le due frasi si dissolvono, la luce torna normale e Amin arriva a casa della sua amica Ophélie, che trova a letto con il cugino (di Amin, non di Ophélie). Questo è, più o meno, quanto: Amin è tornato a casa per le vacanze estive dopo aver deciso di abbandonare la facoltà di Medicina per lavorare nel cinema. Ophélie ha iniziato una relazione clandestina con Tony mentre il fidanzato è via dalla città e il gruppo fa amicizia con due ragazze in vacanza. Escono, vanno in spiaggia, vanno a ballare, si innamorano. 

In una normale estate di un normale gruppo di ragazzi (e dei loro parenti, visto che anche gli adulti hanno un ruolo rilevante nel film), l’unica cosa particolare è che spesso durante una scena la luce del sole finisce nell’obiettivo della macchina da presa. C’è quando Amin pedala e scopre Ophélie e suo cugino Tony insieme, c’è quando passano la giornata al mare, c’è quando la madre di Amin gli dice di uscire di casa invece di stare rinchiuso a guardare film. Non c’è un collegamento tematico vero e proprio tra queste scene e manca anche una struttura uniforme: a volte la luce è accompagnata dalla musica, ma nella maggior parte delle scene compare senza colonna sonora, a volte è talmente forte da rendere difficile distinguere le figure, altre volte è tenue e sembra che compaia nell’inquadratura quasi per caso. Vite normali colte dalla luce; qui tornano utili le due epigrafi che abbiamo visto. Quella che investe i protagonisti è una luce che viene donata da Dio: è così l’estate di Amin e dei suoi cari diventa speciale. Illuminate dalla luce, le loro vite non hanno bisogno di un intreccio o di eventi particolari per essere degni soggetti di un film: è la loro vita in sé l’evento degno di essere filmato. Mektoub in arabo significa “destino” e la luce illumina il destino di Amin e compagnia non nel compimento di qualche fine (la facoltà di medicina o l’industria cinematografica) ma nello svolgersi del loro essere: seguiti dalla luce del mondo, tutto ciò che gli succede è colmato dalla Grazia.

E mentre tutti quanti sono illuminati dal sole, attraverso l’obiettivo della cinepresa un po’ di luce arriva anche a noi. Per questo c’è chi crede ancora in Mektoub my love: se il destino di Amin è l’evento della sua vita, il destino del Cinema forse è portare la stessa grazia a chi decide di dargli fiducia mettendosi in una stanza buia e aspettando che un film la illumini.


https://www.arateacultura.com
https://it.wikipedia.org/wiki/Abdellatif_Kechiche

Loading