“Nord Nord”, il collage geografico e sentimentale di Marco Belpoliti – Premio Campiello 2025

Per descrivere Nord nord, edito da Einaudi e candidato al Premio Campiello 2025, è bene partire precisando cosa non è. Il titolo, la quarta di copertina e persino le prime pagine ingannano: non è infatti una riflessione organica sugli elementi storici, geografici e politici che hanno portato alla creazione di un Nord – anche solo culturalmente concepito – del Paese. Anche perché forse sarebbe impossibile riassumere che cosa si nasconda realmente dietro la definizione di «Nord del Paese» in 200 pagine.
Quello a cui forse si potrebbe ambire scrivendo un libro intitolato Nord Nord dedicato al Nord Italia è la scelta di una prospettiva, – che sia storica, geografica, linguistica – da utilizzare come perno su cui far ruotare la trattazione. Con la speranza di fornire un’idea più precisa del perché in Italia esista una macro-regione identitaria chiamata Nord, ma con la consapevolezza di stare restituendo comunque un quadro parziale, un Nord preso di sguincio.
Belpoliti opta per un’operazione diversa: lega il Nord al suo vissuto di letterato e di uomo emiliano trapiantato in Lombardia. Milano, la Brianza, Bergamo sono i segnalini topografici di una geografia sentimentale e aneddotica.
Belpoliti non sa spiegare al lettore cosa sia la Brianza, ma ci tiene a descrivere con minuzie da entomologo la fauna animale che la popola, tra cui coccinelle e pipistrelli; Nord Nord sicuramente non è un trattato sociologico sulla città di Milano, ma racconta di come Vincenzo Consolo, grande amico di Belpoliti, percepisse il divario tra Milano e la sua terra siciliana; nel libro, Bergamo affiora sullo sfondo delle vicende legate al pittore rinascimentale Lorenzo Lotto e alla maschera di Arlecchino.
Da questa narrazione fatta di manie personali come gli insetti che popolano la fascia prealpina, ricordi di donne e uomini illustri ed erudizione emerge, più che il Nord Italia come spazio culturale e geografico, un’autobiografia-collage.
Esattamente come in un collage manuale, in Nord Nord la convivenza degli elementi più disparati è giustificata solo dall’originalità della creazione stessa. L’unico filo rosso che lega le pietre della comasca a una dissertazione culinaria sul baccalà non è il Nord, ma l’esperienza biografica dell’autore.
Nord Nord assomiglia a una versione raffinata di quello che sui social è definito junk diary: un diario personale dove si conservano non solo o non tanto i pensieri, quanto gli oggetti simbolici, i ninnoli, talvolta anche gli scarti che aiutano a ripercorrere il proprio vissuto tappa per tappa.
Su TikTok e Instagram questo tipo di testimonianza è definita junk, «spazzatura» per due motivi. Il primo è che il diario è composto da materiali che possono assumere un elevato valore emotivo, ma che solitamente si gettano via, come per esempio biglietti del cinema o di voli aerei, brandelli di stoffe appartenute a una persona cara etc.
Il secondo è che nel comporre il diario questi oggetti vengono giustapposti senza un inquadramento preciso: il criterio di composizione può consistere nell’inserire casualmente tutto ciò che riguarda un determinato periodo nello spazio di due o più pagine. Non è necessaria alcuna chiosa, alcuna consecutio logica complessa: tramite i suoi lacerti incollati, la pagina si limita a evocare il ricordo di una giornata, un mese, una fase della vita.
E come spesso accade nei collage, può capitare che l’insieme eterogeneo di elementi riveli parallelismi, corrispondenze e contrasti impossibili da ricavare dal singolo pezzo collezionato. C’è chi dai junk diaries riesce a trarre un senso, un’interpretazione inedita di una fase della propria vita.
Essendo Belpoliti un intellettuale che ha conosciuto artisti, professori, autori, fotografi di massima importanza per la storia culturale italiana, i suoi materiali-ricordo non possono sicuramente essere definiti junk. Da Ferdinando Scianna a Lea Vergine, da Umberto Fiori ad Arbasino, sulle pagine di Nord Nord stanno appiccicati i ricordi di alcune delle personalità che hanno definito il nostro Novecento.
Ma non solo. Nel romanzo l’autore dissemina nozioni di biologia, architettura, storia dell’arte. Nord Nord racchiude una conoscenza vastissima, appassionata, viscerale di tutto ciò che riguarda i territori lombardi e più in generale del Nord Italia.
Il materiale, insomma, è ottimo. Tuttavia, leggendo si ha l’impressione che l’operazione degli accostamenti spontanei di frammenti autobiografici per il lettore risulti semplicemente caotica. Troppo spesso leggendo Nord Nord ci si deve sforzare per trovare nell’accozzaglia di digressioni topografiche, familiari, aneddotiche un senso che non sia il semplice sfogo, lo scarico casuale delle informazioni sulla carta.
Non sempre dagli accostamenti emerge un’idea o una tendenza che giustifichi la coesione del tutto. Per quanto interessanti e godibili nella loro trasversalità, i singoli elementi del romanzo restano scissi gli uni dagli altri. Per restare all’interno della metafora, è come se, pur osservandoli da lontano, nel collage la presenza del tappo di plastica non aggiungesse nulla a quella del cartoncino, e viceversa.
Ciò detto, l’opera di Belpoliti merita di essere letta. La penna mite, serenamente inquieta dell’autore, richiama subito la linea emiliana delle scritture semplici e umoristiche di Celati e Nori. Belpoliti accoglie il lettore con la voce amica, complice di chi è in vena di confidenze. Poco importa se si racconterà della fotografia di Gabriele Basilico o di lombrichi: Nord Nord è uno spazio di dignità topografica. Tutto ciò che rientra nel perimetro della geografia biografica di Belpoliti assume il proprio imprescindibile valore, anche letterario.
Per questo il suo sguardo sull’esistenza umana, animale, culturale che lo circonda è benevolo, ma al contempo vigile: anche la più minuscola goccia di conoscenza sul territorio, sui suoi protagonisti e sulle sue vicende raccolta nel corso degli anni è degna di essere inserita, di mescolarsi al corso fluviale di Nord Nord.
Per assaporarne la lettura, si consiglia di abbandonarsi al flusso, senza aspettarsi necessariamente di approdare a settentrione.
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