Musica e Teatro

“Salveremo il mondo prima dell’alba”. L’apocalisse secondo Carrozzeria Orfeo

di Anna Marinoni

Prendo posto su una poltrona di platea del Teatro Sociale di Bergamo quando la sala è quasi piena: vociare diffuso, luci calde, qua e là qualche sbadiglio, dai palchetti le sedie grattano sul pavimento in cerca della posizione migliore: questa sera, anche i biglietti nelle retrovie dei palchi sono andati a ruba. Sbuccio goffamente il mio vestiario a cipolla – cappello, sciarpone, cappotto, maglione – e rimango con una palla di vestiti in grembo, domandandomi per quale motivo io mi ostini ogni volta a non alleggerirmi di qualche strato al guardaroba.

È giovedì 16 gennaio, i primi giorni dell’anno nuovo si sono ormai portati via tutti i rimasugli di ottimismo dell’ultima notte di quello vecchio e io, sprofondata nella poltrona color teatro, io penso che non potrei essere di umore peggiore, e quindi perfetto, per vedere lo spettacolo in programma questa sera: Salveremo il mondo prima dell’alba, di Carrozzeria Orfeo. Compagnia nata nel 2007 grazie a Massimiliano Setti, Gabriele Di Luca e Luisa Supino, in quasi vent’anni di vita ha all’attivo 13 spettacoli, contraddistinti – come sono loro stessi a scrivere – da «drammaturgie originali che trovano ispirazione nell’osservazione del nostro tempo, in cui l’ironia si fonde alla tragicità, il divertimento al dramma» muovendosi in una «escursione continua fra realtà e assurdo, fra sublime e banale». Un gioco che, in questo caso, li porta a guardare letteralmente il mondo da un oblò, quello di un satellite in orbita intorno alla Terra adibito a esclusivissimo rehab di lusso per super ricchi alle prese con le dipendenze del momento: sessuali, affettive, da lavoro, da psicofarmaci.

Salveremo il mondo prima dell'alba

La scena, incapsulata in una cupola cangiante che mostra alternativamente lo spazio là fuori e il logo della clinica, è divisa in tre ambienti. Al centro la sala relax, il salotto comune su cui si affacciano a semicerchio le porte verso le altre stanze; ai lati due luoghi più intimi: una piccola sauna, a sinistra; a destra, una palestra ingombrata da due cyclette. Ad agitarsi sul palco sono un milionario produttore veneto di farina di grillo (Sergio Romano), il suo piagnucoloso compagno dallo spirito new age (Roberto Serpi), un ricco trafficante di fake news(Ivan Zerbinati), una pop star in declino (Alice Giroldini) e, immancabile, il coach motivazionale della clinica (Massimiliano Setti). Grotteschi, rozzi, volgari, così eccessivi da risultare buffi e infantili, i personaggi vivono di stereotipi banali; sono politicamente scorretti, riflessi corrotti del pianeta blu che, come un monito, ci guarda silenzioso alle loro spalle. Il ruolo di contrappeso allo spietato cinismo dei compagni di scena è affidato a Nat, servitore immigrato, macchiettistico per opposte ragioni: ingenuo e puro, il capo avvolto in un turbante, pesante accento bangladese, italianissima pelle olivastra, con irreale ottimismo punta verso la Terra un cannocchiale in cerca di specie sull’orlo dell’estinzione da salvare.

Insomma, il gioco sembra essere presto chiaro: rendere lo stereotipo così palese e fastidioso da disinnescarlo e arrivare infine, scavando strato dopo strato, a una verità umana più profonda dove diventa possibile cercare, se esiste, quell’ultimo buon motivo di resistenza all’apocalisse. Credo tuttavia che Salveremo il mondo abbia perso un’occasione, non riuscendo a essere cattivo fino in fondo e cadendo nella trappola del voler giocare con il politicamente scorretto senza sporcarsi davvero le mani. Morde, offende e graffia, ma sotto le unghie rimane solo qualche segno nero, nulla che due ore abbondanti di spettacolo non possano fare in tempo a ripulire.

Il desiderio di raccontare l’umanità a poche ore dal baratro attraverso ricchissimi e infimi esemplari della nostra specie, finisce per diventare teatro di salotto, che gravita intorno a troppe grandi questioni del nostro tempo senza trovare un approdo. Tuttavia, nel vedere il mondo oltre l’oblò offuscarsi infine ben prima dell’alba sotto i fumi di funghi atomici nell’ultima guerra dell’umanità non posso ignorare un brivido che risale la schiena e che l’ormai calda palla di vestiti in grembo non riesce a scacciare.

Sugli applausi scroscianti si accendono le luci in sala e io con un gesto irriflesso accendo il telefono. Lo schermo indica le 22.45, ma corro a verificare le lancette di un altro orologio: il Doomsday Clock, l’orologio dell’Apocalisse, ideato due anni dopo Hiroshima e Nagasaki. Il 27 gennaio prossimo il Bulletin of the Atomic Scientists renderà noto il nuovo orario; ad oggi, ottantanove secondi ci separano alla mezzanotte. Sospiro, mi infagotto di nuovo e lascio il teatro pensando all’ultima volta che ho messo la sveglia per inseguire l’alba.

Salveremo il mondo prima dell’alba

di Carrozzeria Orfeo

Drammaturgia: Gabriele Di Luca

Regia: Gabriele Di Luca, Massimiliano Setti e Alessandro Tedeschi

Assistente alla regia: Matteo Berardinelli

Consulenza filosofica: Andrea Colamedici – TLON

Con (in ordine alfabetico) Sebastiano Bronzato, Alice Giroldini, Sergio Romano, Roberto Serpi, Massimiliano Setti e Ivan Zerbinati

Musiche originali: Massimiliano Setti

Scenografia e luci: Lucio Diana

Costumi Stefania: Cempini

Creazioni video: Igor Biddau

Con la partecipazione video di Elsa Bossi, Sofia Ferrari e Nicoletta Ramorino

Coproduzione Marche Teatro, Teatro dell’Elfo, Teatro Nazionale di Genova e Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini

In collaborazione con Centro di Residenza dell’Emilia-Romagna “L’arboreto – Teatro Dimora | La Corte Ospitale”


https://www.carrozzeriaorfeo.it/compagnia-teatrale

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Anna Marinoni

Redattrice di teatro

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