Critica di Prosa

La vita come opera d’arte: i racconti inediti di Roberto Bolaño

Di Laura Garavaglia

A un certo punto della loro vita, pensò girandosi nel letto, tutti gli esseri umani entrano a Gerusalemme. Senza eccezioni. Alcuni non ne escono più. Ma la maggioranza sì. E poi veniamo catturati e poi crocifissi. [1]

Dallo scrittore fallito Henri Simon Leprince al nordamericano Jim e al Gaucho insopportabile passando per il calciatore Buba e l’ultrà di Puttane assassine, nei racconti di Bolaño non c’è spazio per la noia. I personaggi sono sempre indaffarati in pericolose peripezie o in pensieri fuori dal mondo, attraversano momenti di gloria e, soprattutto, momenti di sconfitta. Riflettono sul senso del mondo, della letteratura e della poesia guardando le nuvole e poi vomitando[2].

Tutti i racconti
Copertina di Bolaño Roberto, “Tutti i racconti” (Adelphi, 2025)

Qualche mese fa sono stati pubblicati per Adelphi Tutti i racconti di Roberto Bolaño, tradotti da Barbara Bertoni e Ilide Carmignani. La raccolta si apre con i racconti inediti e postumi di Il segreto del male, apparsi per la prima volta in Spagna nel 2007, selezionati da Ignacio Echevarría tra una serie di scritti lasciati dall’autore sul suo computer. In questi esercizi di scrittura e racconti tenuti segreti vediamo alcuni dei personaggi che si sono già incontrati in altre opere: Arturo Belano e Ulises Lima. Nei Detective selvaggi (1998) i due sono i fondatori del Realvisceralismo o Realismo Viscerale, un movimento di avanguardia poetica. Compaiono entrambi nel primo racconto postumo dal titolo Il vecchio della montagna, in cui Belano racconta a Lima la notizia falsa della morte di Borroughs suscitando il suo disappunto, mentre in un altro testo è Ulises a essere morto in circostanze sospette e Belano, che viene definito “il nostro amico” con il tono affabile e amichevole della narrazione dell’autore cileno, è alla ricerca nostalgica e sentimentale delle sue tracce, e trova invece alcuni scrittori che si definiscono i suoi ultimi discepoli.

Le figure della narrativa bolañiana sono sempre interessate alle vicende letterarie e molto spesso sono loro stesso scrittori, umili o di successo, come avviene in una delle prime raccolte pubblicate – Chiamate telefoniche. In quest’opera abbondano scambi telefonici, ricerche di autori ammirati o odiati, con un meccanismo analogo a quella che sarà l’indagine dei Detective. Se Arturo Belano è un evidente alter ego dell’autore creato attraverso l’unione del nome di Arthur Rimbaud e l’anagramma del suo cognome, Ulises Lima è un eteronimo di Mario Santiago Papasquiaro, scrittore infrarealista messicano.

Tra gli altri racconti inediti Abbronzatura e Muscoli si diversificano parzialmente dagli altri e vedono, come in Amuleto (1999), due narratrici in prima persona. Il primo è una storia, dai toni comici, di solidarietà e apparenza, mentre il secondo ritrae le vicende di due fratelli orfani. Ad accompagnare questi due segue Delitti, narrato in terza persona, in cui il punto di vista è quella di una donna che sta scrivendo un articolo di cronaca su un femminicidio e che incontra un venditore di calze. La dimensione è psicologica e misteriosa, in quanto la storia della protagonista si sovrappone a quella della donna assassinata scatenando una serie di timori insopportabili. Perché scegliere di confidarsi proprio ad uno sconosciuto che mostra una particolare sensibilità? Le trame delle narrazioni di Bolaño intrecciano incontri fortuiti e rivelazioni inaspettate.

A me sta capitando più o meno la stessa cosa che è capitata a quella donna, suppongo che un giorno o l’altro anch’io finirò ammazzata. Per un attimo le piacerebbe dire: sarai tu ad ammazzarmi, povero disgraziato, ma all’ultimo istante ci ripensa e non dice nulla.[3]

In generale, i racconti sono spesso costellati da una rete di coincidenze possibili che possono manifestarsi nella toponomastica di una strada (“mi sembra poco probabile aver vissuto a Città del Messico in un’altra calle Aurora”[4]) oppure in discorsi origliati da un appartamento all’altro (Il segreto del male e La stanza accanto)  che lasciano presupporre dei legami imprecisi tra gli eventi, o ancora in un film visto in televisione che è proprio la biografia del narratore di Il figlio del colonnello.

Non ci crederete, ma ieri notte, verso le quattro, ho visto in televisione un film che era la mia biografia o la mia autobiografia o un riassunto dei miei giorni su questo cazzo di pianeta terra.[5]

Se alcuni racconti di Il segreto del male appaiono come non pienamente rielaborati, comunque la non esplicitazione delle relazioni tra gli eventi e il finale sospeso sono cifre stilistiche della narrazione breve. In particolare, l’autore cileno, nel momento in cui le cose non tornano, si premura di dare ai suoi personaggi il compito di creare delle correlazioni fantasiose, personali ma anche paradossali che il lettore a sua volta può reinterpretare. Un esempio che colpisce particolarmente è quello della riflessione sul figlio del narratore – che ha lo stesso nome del figlio di Bolaño – che orina dal bordo della piscina: “capii che quando Lautaro aveva fatto pipì dal bordo della piscina stava anche sognando”, oppure quando lo stesso bambino elabora una strategia per avvicinarsi alle porte automatiche senza farle aprire e riesce ad appoggiare persino il naso sulle porte. Questi fatti sono fonte di rassicurazione per il padre, ma anche l’origine di “un pensiero apocalittico”[6].

Un racconto peculiare – l’ultimo dei racconti inediti – che esemplifica lo stile immaginifico di Bolaño è Il contorno dell’occhio, diario di un ufficiale cinese, narrato in prima persona da un ufficiale scrittore che trascorre un periodo di riposo presso un villaggio dove viene ossequiosamente accolto e si dedica nel frattempo alla stesura del suo diario. Alla trama principale si alternano alcuni ritagli di giornali di notizie surreali, come quello di una mucca gigante con il becco d’anatra o di un bambino “che vede ad occhio nudo, come ai raggi X, il cuore, i polmoni e tutti gli altri organi interni degli esseri umani”[7]. La narrazione procede calma e solenne ma i ritagli e la malattia che progredisce contribuiscono a creare un senso di tensione che culmina con un esito inaspettato.

Labirinto trova invece il suo racconto correlativo in Foto, contenuto in Puttane assassine, ed esplora un’altra delle possibilità – quella dell’ecfrasi – della narrativa contemporanea, che va da Annie Ernaux alla recente pubblicazione di Katja Petrowskaja (La foto mi guardava). In Foto, Arturo Belano è in Africa e ha in mano un’antologia di poesia contemporanea in lingua francese che sfoglia fantasticando ed empatizzando con i ritratti dei poeti che trova nel libro, il tutto in un’atmosfera pietosamente lirica. Riflette parallelamente su di sé, sulla sua morte e vede il paesaggio come un “encefalogramma che trema sulla linea dell’orizzonte africano”[8]. In modo diverso, in Labirinto è la foto a prendere vita e i legami tra gli scrittori illustrati sono filtrati da una soggettività di cui non sappiamo nulla, che ne racconta le possibili storie, aggiungendo alla dichiarata oggettività dello scatto fotografico alcuni dettagli arbitrari veicolati da espressioni come “immaginiamo”, “supponiamo”.

Quello appena descritto è anche il meccanismo della creazione dell’universo finzionale di Bolaño, che a partire dalla biografia di scrittori e artisti esistenti, da fatti storicamente e geograficamente inquadrati ne crea un arricchimento letterario, che ha uno dei suoi più interessanti sviluppi nel grande quadro di La letteratura nazista in America (1996). In questi ritratti fittizi di autori filonazisti una delle figure che rimane impressa è una scrittrice sudamericana che si compiace più o meno segretamente della foto appesa in casa sua in cui si immortala il momento in cui da bambina Hitler l’aveva tenuta tra le braccia.

In un’intervista Bolaño afferma che la letteratura e la vita sono per lui ugualmente fonte di ispirazione, e se dovesse scegliere tra l’una e l’altra sceglierebbe la letteratura.[9] Sicuramente nei racconti di Bolaño c’è tanta letteratura, che però viene declinata eminentemente nell’aspetto biografico di autori, artisti e persino registi. Soprattutto, è la biografia dell’autore ad avere un ruolo predominante; è lui stesso ad affermare: “la mia proposta letteraria è la mia vita”[10]. I personaggi estrosi che mette in relazione – spesso sentimentale – creano una molteplicità frammentata e complementare, con dei moduli che ritornano. A chiudere il cerchio del legame tra vita e arte è proprio l’eccentricità delle soggettività che si traduce in molti casi in un’identità tra vita e arte. I personaggi, attivamente o passivamente, vogliono “rivoluzionare l’arte e cambiare il mondo”[11].

Rivoluzionare l’arte e cambiare la vita erano gli obiettivi del progetto di Rimbaud. E reinventare l’amore. In definitiva, fare della vita un’opera d’arte.[12]


Aratea cultura

https://es.wikipedia.org/wiki/El_secreto_del_mal

[1] Bolaño Roberto,Tutti i racconti, Adelphi, Milano, 2025, p. 557

[2] Ivi, p. 531

[3] Ivi, p. 84

[4] Ivi, p. 85

[5] Ivi, p. 96

[6] Ivi, pp. 24-27

[7] Ivi, p. 123

[8] Ivi, p. 508

[9] Bolaño Roberto, Ultima conversazione, trad. it. Ilide Carmignani, Sur, Milano, 2012, p. 37

[10] Maruane Lina, prologo a Cuentos completos, Alfaguara, Spagna, 2018

[11] Bolaño Roberto, Ultima conversazione, trad. it. Ilide Carmignani, Sur, Milano, 2012, p. 35

[12] Ibidem

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Laura Garavaglia

Redattrice di Letteratura