“Di spalle a questo mondo” di Wanda Marasco: uno struggente chiaroscuro di umanità

Nel suo ultimo romanzo Di spalle a questo mondo (Neri Pozza, 2025), Wanda Marasco trae ispirazione dalle vicende di due figure realmente esistite nella Napoli di fine Ottocento: Ferdinando Palasciano1 e Olga Pavilova de Vavilov, proprietari della dimora nota come Torre del Palasciano2, di fronte alla quale l’autrice è cresciuta.
Anche Ferdinando ha fatto costruire la sua torre per conservare la verità di un uomo.
Di spalle a questo mondo, p.202
Il romanzo si apre con Olga, ormai prossima alla morte, che attende il momento di ricongiungersi al marito, scomparso tredici anni prima. Fin dalle prime pagine, la torre merlata si impone come metafora dell’intera vicenda: una salita irta di segreti e informazioni parziali, in cui l’attenzione del lettore può posarsi solo sul gradino successivo. Solo avanzando nella lettura si delinea progressivamente la figura di Ferdinando, recluso in un manicomio e tormentato dalle proprie visioni — “le pietre spericolate della torre, e Olga, sua moglie, sporta dalla merlata” (Di spalle a questo mondo, p. 9).
Cent’anni, è come se avessi cent’anni di offese sotterrate dentro di me.
Di spalle a questo mondo, p.42
Uomo di grande rettitudine morale ma anche afflitto da un profondo senso di sconfitta, Ferdinando si confronta faticosamente con ogni capitolo della sua vita, muovendosi nello scenario di una Napoli contesa tra la fine del Regno dei Borbone e la nascita del Regno d’Italia. Marasco riesce a calare Ferdinando in questo contesto senza mai scadere nel forzato, anche quando entrano in scena Francesco II o Garibaldi. Al contrario, i suoi personaggi vivono il loro presente come noi viviamo il nostro, distanti dalle pagine di storia che non leggeremo mai, ma pur sempre consapevoli di farne parte.
Parallelamente, si sviluppa il punto di vista di Olga, il punto fisso che àncora il lettore alla realtà e allo scorrere del tempo fuori dalla testa di Ferdinando. Similmente la donna cerca di rimanere il punto fisso del marito, lottando con i propri demoni personali nel nuovo capitolo sancito dal sopraggiungere della malattia. Il suo modo di raccontarsi è molto più sfuggente, traboccante di sentimenti contrastanti: lungi quindi dall’essere uno scialbo modello di donna ridotta al solo essere moglie, perpetuamente presente e infallibile, Olga emerge con tutta la propria onesta difficoltà, una persona vera nel portare il proprio tumultuoso sentire e i suoi segreti al lettore.
Nello iato fra il medico e il soldato aveva scelto l’innocenza della ferita.
Di spalle a questo mondo, p.61
Lentamente, dunque, il quadro si completa di tutte le informazioni: Ferdinando Palasciano fu un chirurgo all’avanguardia, uno dei primi parlamentari del Regno d’Italia, ed è considerato un precursore della Croce Rossa grazie alle battaglie politiche portate avanti per la neutralità dei feriti in guerra. La sua storia viene ricostruita dalla fine, dagli ultimi anni di vita afflitti dalla demenza, e recupera un corollario di personalità importanti, da re e condottieri ad artisti, le cui biografie compongono uno spaccato sociale e storico della Napoli di allora. Marasco prende però queste vite e le rimodella con una voce sensibile e audace, facendo di nomi e date un’intensa narrazione di sentimenti umani, scovando tormenti, sconfitte e dubbi che smontano la patina di meriti e titoli per estrarre ogni goccia di umanità.
[…] sperimentata la condizione umana, perché Cicillo non era impazzito? Perché era toccato a lui? Perché non erano impazziti tutti?
Di spalle a questo mondo, p.102
Quello dell’autrice è un lavoro appassionato e appassionante, che sfrutta proprio la malattia di Ferdinando per dissotterrare la verità da chi lo circonda, per trascinare allo stesso livello eminenze storiche e umili servitori. Medici, politici, bancari, contadini, nobildonne, madri immerse nella povertà, ciascun personaggio si riflette nell’amico, o amante, o mentore, ridotto dalla vita a sussurri incoerenti e crisi allucinatorie. Questa fragilità esterna cela uno sguardo più acuto che mai, capace di perdersi tanto nei propri ricordi quanto in lucide e profonde letture della realtà, in una consapevolezza che risulta spesso inaspettata.
Ad aiutare in queste introspezioni è il linguaggio estremamente poetico dell’autrice, che già invita con il suo intreccio di metafore a superare la superficie delle cose. Poetessa, regista e attrice teatrale oltre che scrittrice, Marasco interpreta ogni personaggio con empatia e sceglie ogni parola come fosse un colore, un tono con cui dare sfumature alle frasi. Ne risultano scenari dipinti con chiaroscuri struggenti e vividi, in cui i suoi protagonisti si muovono perennemente mossi da passioni ed emozioni vissute sempre al limite tra l’astratto e il concreto. Ogni scena, paesaggio, aneddoto, vive sullo stesso confine: non esiste un dettaglio asettico e semplice, scevro di qualche riflesso delle delicate psicologie e morali delle voci narranti. Se ciò può talvolta gravare sulla narrazione e renderla densa, rallentata, non si può ignorare il potente fascino dello stile di Marasco, in cui ogni parola viene scritta per prendere vita in questo testo dal tono onirico.
Al mondo avrebbe dato le spalle, subito, come la più sincera delle opposizioni, ma al momento anche questo andava nascosto.
Di spalle a questo mondo, p.148
Di spalle a questo mondo intriga e illude, facendo quasi sperare che lo sconfinato romanticismo dei protagonisti possa salvarli da quella che è la realtà dei fatti – non meno bella di un epilogo felice, non meno struggente, ma infinitamente più difficile da accettare. Seguendo il lento declino di Ferdinando e Olga si rischia infatti di essere inghiottiti dal loro dolore, soprattutto se non si ascolta tutta la storia e si attende un qualche glorioso colpo di scena. Ogni capitolo porta invece ad accettare di convivere con la sconfitta, con una vita narrata non come un arco trionfale ma come piccoli segmenti, ognuno con il suo significato e carattere. Il filo rosso che dà senso a tutta una vita, come quella di Ferdinando, come quella di Olga, è semplicemente l’aver vissuto quella vita, avervi coltivato i sé che giungono alla fine della storia.
- Treccani.it Ultimo accesso: 30 giugno 2025, https://www.treccani.it/enciclopedia/ferdinando-palasciano_(Enciclopedia-Italiana)/ ↩︎
- Fondoambiente.it Ultimo accesso: 30 giugno 2025, https://fondoambiente.it/luoghi/torre-di-palasciano-via-moiariello-a-capodimonte?ldc ↩︎
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