Critica di Poesia,  Letteratura

“Oltre il buio della notte” – Recensione dell’opera di Paolo Parrini

di Rita Bompadre

L’opera poetica “Oltre il buio della notte” di Paolo Parrini (La Vita Felice, 2019), spiega, con commovente tenerezza, l’esito toccante ed emozionante della maturità intima dell’autore, suggerisce la celebrazione sensibile del passaggio frantumato dell’anima, nella transitorietà della superficie spirituale, rivela la vitale dissonanza delle incompatibilità umane, abbraccia l’accettazione nel sentimento della compassione, insegue la direzione necessaria per intraprendere un percorso di arricchimento e d’integrazione nella natura umana. Il poeta traduce le parole giunte dall’invocazione metafisica di un luogo trascendente, dove la sensazione persistente di ricevere ospitalità trova la sua accoglienza nell’invisibile osservazione di una convinzione sovrumana, trascende il margine dell’oscurità, ricompone la tensione romantica verso l’infinito, l’esplorazione struggente dell’ultraterreno, l’instabilità fluttuante del frammento d’ombra e della reliquia della luce, la soglia incorporea tra la terra e il cielo.

Paolo Parrini protegge la condizione umana posando lo sguardo oltre la suggestione del tempo, coltiva il silenzio introspettivo liberando il contenuto autonomo della poesia, evidenziando l’espressione elegiaca, nell’abitudine poetica di comprendere la vita. Lascia parlare ogni simbolo di somma autenticità, ogni innocente candore delle ferite interiori, raccoglie e ascolta la quiete dei versi. “Oltre il buio della notte” attraversa la consapevolezza di ogni rinascita, il filo del dolore, la capacità sublime di ammettere ogni piccola morte quotidiana, decifra la voce della vita, è strumento di redenzione. Le ferite decantano l’intervallo istintivo per rimarginarsi e nel ricordo della sofferenza lacerano la bruciante desolazione. La poesia viene in soccorso al poeta, perché assiste la corrente dei versi, attenua l’ambiguità dell’inconsistenza, donando all’individualità della coscienza l’universalità del sentire.

I versi delicati di Paolo Parrini alimentano il dialogo dell’amore, nel suo significato compiuto, nell’ispirazione infiammata dalla finalità di comunicare l’indefinibile rapimento di azzardo e di saggezza. Difendono la stabilità della dignità affettiva, conservano il segno rappresentativo dell’umanità, colgono l’isolamento della solitudine e trasformano la dissolvenza delle mancanze. L’orientamento elegiaco del linguaggio limpido e incisivo convince l’apertura alla speranza, promuove la distinzione del disagio a miracoloso motivo di reazione, nutre l’inconscia spontaneità della memoria. La sfumatura delle immagini rievocate intona la sequenza dei frammenti emotivi ereditati nel vissuto, dilata la capacità di essere solidale con i propri riconoscibili conflitti, allontana gli ostacoli e i drammatici enigmi degli anni, accompagna l’esitante cammino delle stagioni, rivolgendo, con tenacia, contro le ostilità, una pura esortazione alla vita.

*

Accoglimi

Ci riconosceranno le stelle
manto pietoso al nostro passare
avremo ali nuove e voci da ascoltare.
Dentro tutti i nostri voli
sulle pendici dei monti mai scalati
sarà doloroso e raro
il pentimento di non aver vissuto
un moto come onda che freme
turbamento liquido al domani.
Altre mani attendono il ritorno;
avremo un cielo cupo
o forse un nuovo giorno
per dissetar la sete
ma intanto accoglimi
lasciami cantare, d’un albore nuovo
a incenerire il sole.

*

Neve di gennaio

Dammi la mano
mentre sbocci e sorridi
se chini il capo, dammi la mano.
Sai di neve
di strada e di bianco
che abbaglia,
sai di gennaio che stride
del vento d’inverno
e del mare di novembre.
Occhi di steppe e Siberie
caldi di fuoco abbraccio e rifugio.
Dammi la mano,
una volta ancora scoprimi.
Con te iniziai a vivere
ogni giorno rinnovi il mio cuore
tu, perduta e infinita
ramo di pesco e profumo di vita.
Coglimi come frutto
poi incamminati piano
seguirò la tua scia inebriandomi.

*

L’eco d’una voce

Mi resta la sua voce
per poco temo
perché le curve e i dossi
divoreranno il suono
le buche da saltare
feriranno gli occhi
e la neve sarà sudario
a coprire l’odore, il respiro.
Ogni sera che verrà
avrà il colore della tua voce
nel freddo senza tempo
annegherò le mie parole.

*

Gli abiti della memoria

Dentro gli armadi
abiti dimenticati aspettano
sono come sillabe senza memoria
voci trattenute e odori di vita.
Invocano età passate
e fiori bruciati
nel tempo che stride.
In ogni piega risplende una lacrima
sopravvivono a chi li indossò
lasciano aloni di fuoco e di cenere.
La notte i morti vengono a trovarli.
Sono gli abiti di chi più non è
ma hanno il profumo della vita che è stata.
Un camposanto senza lapidi
tra il frusciare dei rami.

*

Mezzanotte

Se la vita è una ricerca
se le ore battono il rintocco
sulla pelle
lasciami questa mezzanotte di stelle spente
il mormorio che innamora il cielo e il sole
prima del niente.


L’autrice dell’articolo

Rita Bompadre è una collaboratrice esterna di Aratea Cultura. Operatrice culturale, scrittrice, poetessa. Vive e lavora a San Ginesio (Macerata).

Socio Onorario dell’UNS – Unione Nazionale Scrittori e Artisti – Roma. Iscritta all’Albo degli Scrittori Italiani ed Europei – UNS Roma. Iscritta all’Albo dell’Ordine degli Scrittori Fernando Palazzi – Roma Gruppo Cultura Italia. Iscritta alla S.I.A.E. Sezione OLAF N° di posizione: 151750 nella qualifica di Autore Opere Letterarie dal 2004.

Ha pubblicato tre raccolte di poesie: “Collezione privata” (Bravi Edizioni, Macerata 1999), “Blu notte” (Bravi Edizioni, Macerata 2002), “Ad arte” (Bravi Edizioni, Macerata 2006). Ha partecipato con le sue opere a Reading poetici e Rassegne Nazionali di Poesia. Ha ottenuto Premi assoluti e Riconoscimenti al Merito Poetico in importanti concorsi letterari nazionali. Suoi scritti sono presenti in riviste e antologie poetiche nazionali ed internazionali. Dal 2019 è presente in varie testate on line con le recensioni di libri.

Rita Bompadre – Centro di Lettura “Arturo Piatti” https://www.facebook.com/centroletturaarturopiatti/

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