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Quando il mondo iniziò a parlare: recensione a L’infanzia del mondo di Michel Nieva

di Alberto Iacoviello

Un mondo (non) nuovo

Michel Nieva, già annoverato dal 2021 tra i migliori autori in lingua spagnola dalla rivista Granta, pone davanti al lettore in L’infanzia del mondo (ilSaggiatore 2025) uno scenario, l’Argentina del 2272, profondamente diverso dal nostro, ma di fatto largamente prevedibile. La premessa su cui si basa questa invenzione consiste nella previsione del proseguimento delle odierne politiche capitalistiche fino alla catastrofe climatica e umanitaria, con conseguenze tanto sul benessere generale quanto sulla geografia fisica. Nonostante due secoli e mezzo separino il lettore dal mondo immaginato da Nieva, i principali problemi della nostra società vi rimangono irrisolti. L’antefatto presenta un contesto di discriminazione razziale, segregazione delle classi più povere, violenza in famiglia. Tuttavia, quella che per la maggioranza della popolazione è una situazione di crisi, per pochi rappresenta una nuova occasione di arricchirsi, capitalizzando le vite delle persone più svantaggiate. Così gli abitanti della nuova Argentina immaginano e sognano, attraverso la realtà virtuale o la droga, le geografie del mondo prima del disgelo antartico.

Lo sguardo di una zanzara

Lo sguardo attraverso cui si conosce il mondo ipotizzato da Nieva è quello di vari personaggi, a ciascuno dei quali è dedicato un capitolo, iniziando da quello del “pupo dengue”, ossia del diverso. Il bambino-zanzara esprime un punto di vista marginalizzato ma che si rivolge anche verso l’interno: la consapevolezza della propria pericolosità per gli altri lo induce inevitabilmente a interrogarsi sulla sua possibilità di stare al mondo. Nel rapporto con gli altri anche la relazione con il suo corpo maschile diventa problematica. Alle difficoltà che chiunque incontra durante la crescita attraverso la pubertà si sommano quelle particolari dell’essere discriminati ed esclusi per la propria estravaganza: il problema della scoperta e dell’accettazione del proprio corpo che cambia, del proprio genere si somma a quello della sua differenza permanente rispetto a tutti gli altri. Ma il corpo che cambia e si trasforma mostruosamente è la metafora dei movimenti del corpo sociale, dell’anima collettiva. La riflessione di Nieva, presentando un futuro che il lettore non potrà vivere, lo porta a interrogarsi sul presente, e sulla sua origine nel passato.

«Nel bene e nel male, erano tutti bambini umani e i loro corpi, pur con le dovute differenze e particolarità, si somigliavano. Eccetto, ovviamente, il pupo dengue.»

Altre angolazioni narrative oppongono figli di famiglie ricche a quelli di famiglie più povere, differenza ancor più accentuata nel futuro immaginato da Nieva. Il tenore di vita dei giovani argentini si misura su costosi status symbols, siano essi originali o taroccati, che richiamano la vita prima della catastrofe. La conquista cristiana del Sud America e lo sterminio delle popolazioni indie diventano, attraverso l’adattamento a videogioco, mito interattivo in cui sfogare il proprio bisogno di compiere violenza. In questo immaginario tanto desueto quanto sognato dagli abitanti dell’Argentina del 2272 Nieva racconta il passato della colonizzazione. Passato che si ripete continuamente nel futuro in cui i discendenti degli Indios, esposti a malattie e terribili mutazioni, vivono segregati e sfruttati dai cristiani.

La vita nei roventi Caraibi Pampeani, esito dell’inondazione della Pampa argentina, è per molti, una condanna alla miseria tra i rifiuti, mentre per pochi una continua vacanza da trascorrere presso lidi balneari privati. Tuttavia, anche nelle famiglie più abbienti si inoltrano i problemi sociali del resto del mondo, come il ruolo subordinato della donna, l’assenza della figura paterna, la necessità di evasione dalla realtà.

La violenza permea ogni piano della società: tanto i rampolli delle famiglie più agiate devono sfuggire alla noia di una vita pressoché perfetta, quanto i figli del sottoproletariato fremono per vendicarsi di ogni ingiustizia che hanno dovuto pagare per permettere ai più fortunati il loro tenore di vita, fatto di sprechi e di sfruttamento. Così l’esigenza di nuocere, sublimata in fervore religioso nella realtà virtuale, è vissuta con trasporto fino all’orgasmo o alla perversione, quasi a completare le precarie vite dei personaggi di Nieva, tutti a loro modo insoddisfatti del mondo consegnatoli dalle generazioni precedenti.

Terre una volta remote e non intaccate dall’uomo diventano – secondo Nieva – la nuova meta del turismo globale e della colonizzazione occidentale in quanto sono le uniche in cui l’inquinamento e la temperatura sono ancora tollerabili, e sono l’ambientazione prediletta per le vacanze dei ricchi. Gli abitanti maturerebbero un forte sentimento antimperialista e anticolonialista che sembra combaciare con la visione dell’autore.

Un mistero irriducibile

Sotto la crosta antartica, sciolta dall’egoismo degli uomini, c’è, d’altra parte una forza mai veramente compresa né dominata: lo sfruttamento del pianeta, supportato dai governi, giunge fino a risvegliare la Natura che riposava nei suoi abissi, facendone nuovo oggetto di compravendita. Tutto è passibile di capitalizzazione, dalla malattia all’immaginazione fino alla violenza. Così anche la rivolta della Natura viene sfruttata per produrre denaro, anche a costo di mettere a rischio la propria sopravvivenza.

«La vita o la grana? Ma cos’è la vita senza la grana o, peggio ancora, la grana senza la vita?»

A spadroneggiare è allora la virofinanza, ossia la speculazione sulle pandemie causate dai nuovi e antichissimi virus diffusisi dopo lo scongelamento antartico. Nieva, avendo presente la gestione della pandemia di Covid-19, evidenzia gli esiti più estremi del mercato finanziario attuale e insieme delle tecniche ingegneristiche con cui ricreare artificialmente ecosistemi ormai estinti.

«Questa nuova tecnologia, che permette di replicare lunghi processi geologici di milioni di anni in poco meno di giorni o settimane, fa emergere una nuova e radicale comprensione di cosa sia un luogo. […] Di sicuro non un’irripetibile eccezionalità per nostalgici, abitata dall’etnia tizio o dalla comunità caio, che vivono come parassiti senza nemmeno sfruttare le risorse.»

Ma dagli abissi terrestri, insieme ai virus, fuoriescono anche fossili dalle capacità telepatiche, che, inserendosi nei pensieri di chi è loro più prossimo, propongono di scoprire la Grande Anarca: da qui parte un’avventura che confluisce nella ricerca non solo delle proprie origini, meticce e mutanti, ma anche del significato dell’esistenza in un universo in cui ogni cosa è diventata merce.

«Insomma, la missione di AIS era tramutare gli ecosistemi in merce, prodotti riproducibili su grande scala e a basso costo, come se fossero cellulari o lavatrici.»

È così che l’anomalo, prodotto involontariamente dall’uomo e da lui stesso sfruttato, gli si ribella con violenza per riprendersi ciò che gli era stato sottratto, tentando l’estinzione dei suoi dominatori.

Passato è futuro

Una volta apparecchiato il sistema dei personaggi che tende ad aprirsi e a chiudersi fino convergere in un unico punto, la trama si piega su se stessa: il passato ricreato attraverso i videogiochi si congiunge profeticamente al futuro in modo che lo stesso sistema capitalistico diventi un gioco e la fine della vita dei personaggi non sia definitiva, ma continui sotto forme sempre nuove. Nieva spingendosi in un futuro lontano ricerca altresì le origini della nostra società, tornando indietro fino alla nascita del mondo in un percorso vertiginoso ed entusiasmante, reso possibile narrativamente ripercorrendo la formazione del pupo dengue, dalla sua orribile e erronea nascita, attraverso le trasformazioni del proprio corpo, alla scoperta di sé come madre. Il suo viaggio tra Caraibi Pampeani e Caraibi Antartici ha un valore iniziatico: esso si spinge attraverso le rovine del mondo per conoscerne l’intima saggezza conservata in reperti fossili telepatici. È questa l’occasione per riflettere sul ruolo delle generazioni passate, specie quella che ha vissuto il boom economico, e su quello della presente, responsabile di consegnare ai posteri un mondo potenzialmente invivibile e ingiusto.


https://www.arateacultura.com

https://www.ilsaggiatore.com/libro/linfanzia-del-mondo

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Alberto Iacoviello

Redattore in Letteratura

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