Critica di Prosa,  Letteratura

«Voglio mangiare la vita». Londra di Louis-Ferdinand Céline

di Niccolò Gualandris

C’è chi lo aspettava con trepidazione, chi nel frattempo ha provato a leggerlo in francese per poi rassegnarsi e chi ha messo a dura prova la propria pazienza. Nessuno è rimasto indifferente. La buona notizia è che ora Londra (Adelphi, 2025), il secondo inedito proveniente dall’epocale ritrovamento dei manoscritti sottratti dall’appartamento di Céline nel 1944, è finalmente arrivato ai lettori italiani. È un romanzo sorprendente, scoppiettante, lirico e drammatico, nell’ottima traduzione di Ottavio Fatica.

Sulle circostanze della sparizione e il ritrovamento dei circa cinquemila fogli manoscritti da rue Girardon, nella Parigi bombardata dagli Alleati, abbiamo già scritto parlando di Guerra (Adelphi, 2023). Dopo due anni di attesa, anche il secondo inedito di quattro (GuerreLondresLa volonté du Roi Krogold, una versione molto ampliata di Casse-pipe) è finalmente disponibile in italiano, e basterebbe questo per confezionare una notizia epocale. Céline è tornato, come un fantasma di cui fortunatamente nessuno riesce a liberarsi e che infesta le pagine della miglior letteratura del Novecento. 

La trama di Londra comincia esattamente dove si era conclusa quella di Guerra, con il protagonista Ferdinand (alter-ego di un giovane Céline) deciso a imbarcarsi per Londra dopo la convalescenza in un ospedale militare. È il 1916 e la guerra infuria nel Continente. Londra, invece, sembra un’isola felice – si fa per dire –, in cui la vita continua, frenetica, esasperata, con la costante paura della polizia e della morte dietro ogni angolo. Ferdinand, dunque, è un ferito con la guerra “chiusa nella testa”, sballottato qua e la dagli eventi che segue la prostituta Angèle nella traversata per Londra. Angèle, amante di Ferdinand, si accasa con il maggiore Purcell, bizzarro ufficiale britannico ossessionato dalle maschere antigas. A Londra Ferdinand frequenta la malavita francese dedita alla prostituzione e capeggiata dal carismatico Cascade. Nella nebbia shakespeariana dei Docks, tra le strade brulicanti descritte da T.S. Eliot in Città irreale e negli squallidi pub, secondo Ottavio Fatica «tutto un affollarsi di nudi, promiscuità, esasperazioni – sembra un quadro in movimento di Otto Dix».[1] tra disertori, imboscati, magnaccia, risse, omicidi ed echi della guerra trovano spazio il sesso e la medicina, la materia, la «ciccia» che costituisce l’unico appiglio alla vita per Ferdinand.

La sessualità è decisamente esplicita e violenta e riempie le pagine di Londra irrorata dalla forza esuberante dell’espressionismo linguistico celinano. Se questo libro fosse stato effettivamente pubblicato negli anni Trenta, sarebbe pieno di spazi bianchi, come quelli della prima edizione di Morte a credito (1936), ripristinati solo negli anni Ottanta. Lo scandalo non è una novità quando si parla di Céline e qui la forza del suo stile, in grado di trasfigurare la realtà, trova una materia grezza, umida, plastica e pulsante di vita. Sempre in bilico tra il lirismo e la discesa negli inferi dell’umanità e del linguaggio, la lingua di Céline si muove sempre su un doppio registro. Il corpo in Londra è la chiave: quello caldo e umido dell’erotismo violento che si strappa al gelo della morte grazie alla forza salvifica della medicina, altra grande protagonista.

Io mi lascio affascinare facilmente, mi scordo il mondo intero nella carne aperta, può essere marcia quanto vuole, io me ne sbatto. È calda, sanguina, mi basta. Baciavo le ferite della mia Angèle. Mi piace così. C’avrò pure il diritto. Io non ho l’amore come tutti gli altri. Quelle cose lì non le conosco. Io voglio la cosa calda in bocca, voglio mangiare la vita, io. Il resto me ne sbatto. (p. 374)

Nell’incipit di Viaggio al termine della notte Ferdinand Bardamu viene presentato come studente di medicina ma l’inizio di questo suo percorso non viene mai rivelato. Più tardi, dopo molte peripezie, finirà nel sobborgo di Rancy come medico dei poveri. In Londra è raccontato l’incontro, rocambolesco ma commovente, con il medico ebreo Yugenbitz, in fuga dai pogrom, che inizia Ferdinand all’amore per la medicina; una vocazione che si affianca all’idea che la sofferenza fisica sia il peggior male inflitto agli esseri umani, al netto di una generale misantropia che accomuna protagonista e autore. Dirà Ferdinand: «avrei voluto guarire tutte le malattie degli uomini, non dovevano più soffrire quegli schifosi» (p. 151). 

Quando, nel 1934, Céline scrive al suo editore Dënoel di star lavorando a un ciclo narrativo intitolato Enfance – Guerre – Londres, sta facendo riferimento a multipli cantieri aperti e mai portati a compimento. L’impegno profuso per terminare il primo capitolo, che sarà Morte a credito, lo lascia senza il tempo e le energie per dedicarsi agli altri. Nel 1936, di ritorno da un viaggio in Unione Sovietica per incassare i proventi dei suoi diritti d’autore, scrive il pamphlet anticomunista Mea culpa e inizia una fase di scrittura polemica virulenta e distruttiva che lo porta, alla fine della guerra ad essere tra gli autori nella lista nera della Resistenza francese per accuse di collaborazionismo. I progetti narrativi di questo grande ciclo narrativo sono dunque archiviati e i manoscritti incompleti spariscono nel 1944. 

Louis-Ferdinand Céline nel 1932

Nel 1945 Céline darà alle stampe Guignol’s Band, prima parte di un trittico londinese incompleto che riprende in parte le vicende di Londres e nel 1949 il primo capitolo di Casse-pipe, romanzo sui primi giorni di arruolamento nell’esercito di Ferdinand, di cui non era più in possesso del manoscritto.

Gli inediti in corso di pubblicazione da Adelphi sono dunque prime stesure di quella che sarebbe dovuta essere una grande opera in quattro volumi. Se l’incipit e le prime pagine di Guerre sono di rara potenza, che si perde gradualmente verso il finale, Londres è molto più completo e raffinato, soprattutto nella prima sezione, più raffinata delle restanti due. Siamo di fronte, dunque, a una scrittura di getto, poco raffinata e grezza, il contrario di quello che il perfezionista Céline avrebbe voluto pubblicata (basti confrontare lo stile di Guignol’s Band con quello di Londra).

Ciònonostante, o forse in virtù di ciò, questi inediti ci permettono di entrare come poche altre opere di Céline nella sua macchina narrativa e apprezzare il suo trattamento deformante di trama e personaggi. Uno sguardo quasi intimo, a tratti vulnerabile ad altri insostenibile, nel laboratorio di un grandissimo artista del Novecento, corredato di un utile indice dei personaggi e dalle interessanti pagine critiche del curatore Régis Tettamanzi. Non che Londra sia illeggibile o per i soli specialisti, al contrario, alcune pagine sono folgoranti nella loro forza espressiva proprio perché sappiamo di star leggendo una prima stesura. Londra e il suo precedente Guerre sono i romanzi perfetti per chi, dopo l’entusiasmo che non può non suscitare un romanzo come Viaggio al termine della notte, non si sentono pronti per affrontare il Céline fatto di puro stile, spesso a discapito della trama, che seguirà Morte a credito

Questo ruolo di testi ponte tra i due Céline è accresciuto dalla presenza di episodi che riempiono le ellissi delViaggio: il ferimento in guerra, l’esperienza londinese, la scoperta della medicina. Tutto ciò nella traduzione egregia di Ottavio Fatica che si confronta soprattutto con l’inventiva del Gianni Celati traduttore di Guignol’s Band Il ponte di Londra (Guignol’s Band II) – purtroppo fuori catalogo da anni – mantenendo fermamente una propria cifra traduttiva identificabile che ben rende lo stile di questo Céline in fieri.

Londra è un romanzo commovente, esplosivo, divertente, ripugnante, vivace nell’affascinante imperfezione della sua incompletezza. Una ferita aperta e sanguinante nella letteratura del Novecento che pretende di essere guardata. I suoi personaggi sono marionette manovrate da un Mangiafuoco sull’orlo della follia, sempre sul limite di perdersi in una sbornia di canzoni stonate, fughe e miseria. Un mare di miseria umana in cui il protagonista sgomita e boccheggia, disperatamente attaccato alla vita.


di Niccolò Gualandris

Louis-Ferdinand Céline, Londra, trad. Ottavio Fatica, a cura di Régis Tettamanzi, cura editoriale di Ena Marchi, Adelphi, 2025, pp. 504, 25 euro.

Aratea Cultura

[1] E. Ceresi, Tradurre Céline è una guerra. Intervista a Ottavio Fatica, «Lucy sulla cultura», 21 luglio 2023. https://lucysullacultura.com/tradurre-celine-e-una-guerra-intervista-a-ottavio-fatica/

Loading

Niccolò Gualandris

Redattore di Letteratura