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Varia animalia: recensione a La coda del pavone (2025) di Franco Buffoni

di Alberto Iacoviello

Un progetto organico

La coda del pavone (2025) chiude il recente e cospicuo volume della prestigiosa collana Lo Specchio Mondadori che raccoglie mezzo secolo di poesia di Franco Buffoni, poeta già ampiamente noto e apprezzato dal pubblico internazionale. Il volume mondadoriano mette a sistema, attraverso le varie tappe dell’opera del poeta di Gallarate, i suoi caratteri peculiari che si sono stratificati nella sua lunga carriera: a partire da un uso giocoso dell’ironia, si aggiunge uno sguardo di indagine di ascendenza illuminista. In seguito, tale sguardo pone sotto la propria lente la biografia del poeta. Questi elementi si compenetrano in un gusto arguto e sagace con il quale il poeta disinnesca piacevolmente gli stereotipi della visione umana del mondo animale.

L’organicità dell’opera di Buffoni ci suggerisce che per la completa comprensione delle opere più recenti è necessario un confronto con le altre raccolte: il lettore inesperto avrà così l’occasione e il piacere di ripercorrere un tracciato che, iniziato nel 1975, culmina oggi. Dopo un percorso tematico sui progressi delle scienze, ora Buffoni esplora il rapporto dell’uomo con il mondo animale senza deporre la ricerca gnoseologica di Betelgeuse del 2021 e avendo sempre presente l’impossibilità metafisica della contemporaneità. Il remoto si connette all’attuale, il microscopico al macroscopico. Il soggetto umano, centrale nelle scoperte scientifiche, viene ora decentrato, spostato ai margini per lasciare spazio all’animale e al suo percorso evolutivo, racchiuso nel modello di una storia universale che connette la preistoria all’Antropocene. L’oggetto dell’opera non si presenta come un contenuto inerte, ma diventa il reagente per una sperimentazione, soprattutto metrica, ritmica e linguistica, che conduce a un dettato valorosamente anti-lirico, che colloca il poeta in una posizione originale e terza nei dibattiti tra lirismo e prosa della poesia contemporanea. Colpisce, allora, la scansione delle singole sezioni con l’inserimento di brani in prosa nelle posizioni rilevanti per l’economia dell’opera.

Il peso della coda

La novella raccolta è aperta da un’epigrafe dagli Annales di Ennio, che crea un’analogia tra il poeta che manipola i testi e sfoggia la propria bellezza inutile e il pavone che fa vanto della sua splendida ruota: il poeta partecipa naturalmente alla bellezza del mondo così come fanno gli animali. Vi è la celebrazione della natura nella sua essenza più ecologica, avulsa da logiche di profitto e quindi di utilità, a cui è condannata artificialmente dall’uomo.

L’uomo avrebbe imparato la tecnica dagli animali attraverso un rapporto di mimesi, con la quale, in seguito, ha spodestato la Natura dal suo ruolo, innescando la sua cieca vendetta. Si tenta di definire la posizione dell’uomo nel sistema dei viventi, nel quale si distingue per l’intelligenza, che, se da un lato ha prodotto i migliori esempi artistici, dall’altro produce un orrore senza limiti. Tuttavia, ricerche recenti, rispetto alle quali il poeta è aggiornato, hanno dimostrato come anche alcuni animali abbiano capacità deduttive simili a quelle di un bambino.

Ma il pavone è anche figura cristica, in cui si intravvede la salvazione. La coda è una condanna, un impedimento al procedere del pavone che richiede ulteriori sforzi per sopravvivere.

[…]

Come un volo di uccelli accolto in cielo

Si erge l’onniscienza del Cristo-pavone

Di Antonello da Messina

Nello studio di Gerolamo1

Si istituisce un dualismo tra l’essere umano e la Natura, vista come «padrona scema»2, senza responsabilità poiché non è interessata a comprendere i motivi che muovono il mondo, anche se nel suo campo si incontrano e, spesso, si scontrano gli abitanti della Terra, la cui vita non è retta da un significato, da un telos che ne giustifichi le azioni, bensì da un caso bizzoso. Tuttavia, l’opposizione converge nello studio della natura animale dell’uomo alle sue origini, e di nuovo si divarica negli esiti più recenti dell’evoluzione. Buffoni accampa uno sforzo etico per valutare la nuova posizione dell’uomo nel mondo e la sua nuova natura ibrida, queer, giacché le classificazioni che a lungo sono valse per comprendere il mondo oggi vengono progressivamente meno, ponendo l’esigenza di una postura più fluida.

Come dichiarato nelle preziose Note dell’autore, la prospettiva qui è quella cyborg, che vede superato ogni dualismo: dapprima quello tra umano e animale, poi quello tra naturale e artificiale; aprendo a un’interpretazione nuova del rapporto con gli altri esseri viventi.

Scienza e mito

Due milioni di anni fa la punta estrema

A nord della Groenlandia

Era ricca d’alberi e vegetazione,

Persino il mastodonte vi abitava

Insieme ad altre specie. Da lì proviene

Il dna più antico mai trovato,

E lì risiede la nostra speranza

Per le albe del giorno dopo3

Nonostante i propositi archeologici della ricostruzione dell’evoluzione della vita animale, fondati su presupposti scientifici, vi è spazio anche per la dimensione del mito, che, fuori da ogni spazio e tempo, lega il reale al fantastico, la scienza alla superstizione, con esiti linguistici che attingono al latino dei termini scientifici, da una parte, e al dialetto delle invenzioni linguistiche delle credenze religiose, dall’altra. Il mito e la religione compaiono con tutto il loro repertorio figurale di immagini, simboli e pratiche attinte da culture provenienti da tutto il mondo. È nella concezione cattolica del regno animale, che a sua volta ha integrato quella classica greco-romana, che cresce un sentimento nuovo verso gli altri esseri.

Il rapporto con il mondo non umano si intreccia al mondo interiore del poeta, al suo vissuto biografico, in cui all’animale si associa una tappa fondamentale per comprendere il Sé odierno oppure, al contrario, un ricordo con cui recuperare il Sé scomparso. La meticolosa indagine si avvale del supporto di un sistema di citazioni, letterarie, filosofiche, patristiche, spesso esplicite, con cui avvicinarsi alle radici dell’essenza animale più prossima al poeta. Per converso, si tenta di definire l’Uomo: la sua mancanza di istruzioni istintive lo ha condotto al calcolo, alla formalizzazione di leggi, talvolta attribuite alla natura con l’intento di non assumersene la responsabilità, alla conquista della libertà con cui fare il bene o il male:

L’uomo, lo sappiamo,

Non è al centro di nulla

Anche se cerca sempre

Di accaparrarsi tutto4

Il mito e la scienza, tuttavia, non agiscono solo su forme astratte, ma anche sui corpi, quello dell’uomo e quelli degli animali, feriti, macellati, sfruttati fino al trionfo dell’umano, che, incrociato con le intelligenze artificiali e gli ultimi ritrovati delle biotecnologie, diventa cyborg o alieno, obsoleto a se stesso.

L’umano, tuttavia, si espande a comprendere l’animale, che, urbanizzandosi con la forza, perde la propria essenza ecologica, che resiste in poche isole; così umano e animale tendono a scambiarsi di ruolo: il primo ad assoggettare il secondo e quest’ultimo a inserirsi e a radicarsi nell’altro.

[…] satiri e centauri

Lesti a ricordarci

La nostra voglia di coniugare

Tratti umani e tratti animali,

Come le chimere ed altri mostri

Affacciati su Parigi

Dalle guglie di Notre Dame5

Nonostante l’assoggettamento all’antropocentrismo, il principio della vita animale continua a sfuggire all’uomo che la insegue, e così la resilienza, la rigenerazione, che fanno del dominio della specie Sapiens-sapiens sono solo una breve fase al confronto della storia del mondo.

La coda del pavone è il canto ultimo della storia della presenza umana sulla Terra, dall’animalità alla completa estraneità alla Natura in seguito a una contaminazione insanabile, una ferita che è andata allargandosi sempre più.


1 F. Buffoni, Il nemico della Chiesa, vv. 13-16, in Poesie 1975-2025, Milano, Mondadori, 2025, pp. 777-778.

2 F. Buffoni, Di bene in meglio, v. 8, in Poesie 1975-2025, cit., p. 764.

3 F. Buffoni, In basso sta la bestia, vv. 1-8, in Poesie 1975-2025, cit., p. 763.

4 F. Buffoni, Di bene in meglio, vv. 1-4, in Poesie 1975-2025, cit., p. 764.

5 F. Buffoni, Dalle guglie di Notre Dame, vv. 7-13, cit., p. 786.

https://www.arateacultura.com

https://www.francobuffoni.it

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Alberto Iacoviello

Redattore in Letteratura

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