Critica di Poesia,  Letteratura

Alfredo Giuliani: istruzioni per l’uso

di Alberto Iacoviello

In ricerca perenne

Sembra che ci si sia dimenticati che Alfredo Giuliani, oltre a essere stato un eccezionale teorico della letteratura e organizzatore culturale, è stato anche un poeta decisamente prolifico, che ora è possibile riscoprire grazie alla nuova edizione delle Poesie (Marsilio, 2024) per la cura di Luigi Ballerini, Federico Milone e Ugo Perolino, i quali presentano in un percorso cronologico gran parte della sua opera, che attraversa tutte le tappe fondamentali delle trasformazioni della società italiana dal secondo dopoguerra fino al nuovo millennio. La poesia di Giuliani aderisce criticamente alla stagione del boom economico e a quella della contestazione senza rimanerne immutata e, anzi, ricoprendo un ruolo protagonista. Si lancia in una continua ricerca, che si deposita in riscritture e correzioni, con la consapevolezza che non si possa trovare una soluzione stabile, per cui la sua poesia si lambicca per trovare di volta in volta lo stile e la forma più adatti a comprendere il mondo in perenne trasformazione e a partire da una condizione di nevrosi pervasiva, responsabile di una divaricazione tra significante e significato. L’obiettivo è la liberazione dell’inconscio attraverso l’esplorazione del linguaggio tipico dell’individuo scisso, ossia quello della chiacchiera in quanto comunicazione superficiale e inautentica, che apre possibili mondi nuovi nel tentativo infruttuoso di definire la realtà. La dimensione della chiacchiera di matrice heideggeriana informa molti testi dell’opera del poeta, come la celebre poesia di teatro Povera Juliet:

[…]

– è un nitrito / potrebbe essere / i nitriti mi danno un’esaltazione

– ma poi svanisce

– scusa, che si fa con l’idea di idee? (ribatte l’onorevole) / e lui: portatemi a mangiare: muoio di fame

– è orrendo annoiarsi

– che dobbiamo fare / Juliet / cinque ore che ha fatto / è già la quarta volta

– se uno può non nascere, dov’è la verità? / la vecchia che scivola non vuol dire marxismo

– le cose da fare subito / ma noi

– i pazienti delle adultere ci assomigliano1

[…]

Giuliani, balzando di libro in libro a costituire un’unica opera aperta, infine, comprende come l’unica rivoluzione realmente possibile sia quella della parola e, allora, vi si dedica, promuovendone, soprattutto, l’energia.

Una sfida di forma e sostanza

La poesia di Giuliani si iscrive sin dall’inizio al patetico e al sentimentale, icasticamente rappresentata dal titolo della sua prima opera, Il cuore zoppo, del 1955, e poi dalla teorizzazione consegnata alla celeberrima antologia I novissimi. Poesie per gli anni Sessanta, del 1961, quando, nei medesimi intenti, si incontrarono gli altri protagonisti di questa esperienza, Balestrini, Pagliarani, Porta e Sanguineti, forse più poeti che teorici a differenza sua. Giuliani si oppone a un modo di sentire codificato dalla letteratura italiana più classica, che privilegia la dimensione visiva del verso, limitandone la forza proiettiva, secondo la terminologia di Olson. Per trasporre in discorso un nuovo tipo di sentire, che lambisce una logica metafisica, Giuliani ricorre all’invenzione e all’allusione consegnate al neologismo. Ne è un esempio sintomatico la poesia Invetticoglia:

sgrondone leucocitibondo, pellimbuto di farcime

la tua ficalessa sbagioca e tricchigna tuttadelicatura

la minghiottona: ohi sottilezze cacumini torcilocchi

presticerebrazioni, che strangosci polpando mollicume,

arcipicchiando la voraciocca passitona, la tua dolcetta

che allucchera divanissimamente il pruggiculo;

cagoscia vizzosaggini il bàrlatro grattoso:

la tua merlosa irabondaggine e vita2

Questa modalità del fare poesia mostra il pregio di sapersi adeguare ai tempi, in profonda trasformazione dalla metà dell’Ottocento, dunque alle mutazioni della lingua cui corrispondono nuove disposizioni nel sentire la metrica e, quindi nel pensiero e nella sensibilità. Il fantasma dei versi classici si staglia sull’esigenza della libertà del verso, passando attraverso le ricerche di Eliot e Pound e accodandosi alle esperienze più marginali del Novecento italiano, tra le quali spicca quella di Jahier, che risponde a un pervasivo senso di inquietudine metrica, sintomo di un’angoscia della realtà3. La parola di Giuliani si incarna in forma al limite del testo poetico avvicinandosi a quello teatrale, cui, tuttavia, non giunge per l’assenza di personaggi, trame e contesti, e a quello trattatistico-filosofico, cui era avvezzo sin dai tempi della laurea in filosofia4, per poi protrarsi fino al confine con il figurativo nella realizzazione di collages, che prevedono altresì il ricorso a tecniche aleatorie quali il cut-up, consistente nel ritaglio fisico e nella ricomposizione dei testi,e il fold-in, ossia il ripiegamento di pagine per ottenere nuovi testi. Ogni rivoluzione nell’opera di Giuliani si chiude prima di giungere a una forma di manierismo, ossia di falsità dovuta a eccesso di consapevolezza5.

Un’azione inane

Ma la poesia di Giuliani non si restringe alla speculazione teorica, infatti essa si fa anche azione, spesso di matrice spiccatamente civile, senza rinunciare al confronto con il pubblico, che trova spazio in riviste quali «il verri», «Grammatica» e «quindici». Il poeta, allora, rifiuta con cinismo il riscatto morale e un andamento didascalico. È nel rifiuto della razionalità, incapace invero di restituire la vita nella sua totalità, presentandone, invece, solo porzioni che tendono a diventare caricature, che giace lo spirito politicamente oppositivo di Giuliani. Può essere un buon esempio di ciò la poesia Sfumature del potere:

[…]

Il potente in grande si affligge, smania, spregia

perché non è onnipotente. Il piccolo potente

è onnipotente nel suo piccolo, e mira al grande

incattivendosi del tutto. Servo protervo in serpa

sulla carrozza imperiosa sferza e ingiuria i passanti:

Addosso al muro, zeri ambulanti! Si sente, anche lui

meschino, padrone.6

[…]

Il poeta rinuncia a ricostruire i nessi posti dalla Natura, lasciando questo ingrato compito alla saggistica scientifica e biasimando chi vi tenta con il romanzo. In questa direzione si pone il primo tentativo narrativo di Giuliani, Il giovane Max, una serie di trentacinque paragrafi in prosa che costituiscono un itinerario nei deliri linguistici della nostra società. Il poeta è, allora, un umano, un po’ bizzarro, non contraffatto per la sua vocazione di collezionista che rosicchia, in disparte, gli ossi della memoria, senza sapere a cosa porti ciò; e la poesia non è altro che una «forma di bugia che include il vero»7 oppure «arte del dire sghembo»8.

Spesso Giuliani affronta il contrasto con sagace ironia, in modo da confondere l’interlocutore, sfociando in un apparente nonsense, che replica la vacuità della dimensione della chiacchiera quotidiana: la poesia, specie quella raccolta in Il tautofono: 19661969, appare quale l’accumulo disordinato di materiali di varia provenienza, ma capace di sollecitare una risposta a livello pulsionale, in modo analogo a quanto accade con le macchie di Rorschach e in linea con il proposito di realizzare una visione schizomorfa della realtà, in cui l’io venga deliberatamente soppresso. In questo egli attinge pienamente alla cultura, tanto visuale quanto musicale, dell’Informale, come nella poesia Episodietto della sera:

la pasticca è caduta dalla garza turchina di schianto nell’afa gonfia

dei battelli a vela

poi la pioggia di latta toc tic toc tic branchi di bollicine affiorano

la raffica scialba

scopre l’acre odore di acquitrino allega il palato nel dito maniaco

dei suoi capelli e ci

voltiamo alla passione della sera specchiante nelle grinze delle vetrine

parole spruzzate

di mare verso l’oscurità che s’accapiglia intorno al buco in cui scivolano

le dita accese9

Giuliani è stato un letterato a tutto tondo, che, pur radicalmente innovatore, ebbe cognizione della letteratura più classica, e le sue esperienze sono racchiuse nel volume delle sue poesie, leggendo il quale si può conoscere un suo lato che recentemente è stato di difficile accessibilità.


1Povera Juliet, vv. 9-16, in A. Giuliani, Poesie, Venezia, Marsilio, 2024,p. 94

2 Invetticoglia, vv. 1-8, in A. Giuliani, Poesie, cit.,p. 123

3 A. Giuliani, La forma del verso, in A. Giuliani (a cura di), I novissimi. Poesie per gli anni ‘60, Torino, Einaudi, 1972, pp. 214-222

4 F. Milone, Il canzoniere aperto di Alfredo Giuliani, in A. Giuliani, Poesie, Venezia, Marsilio, 2024,p. 25

5 R. Minore, Dopo Montale. incontri con i poeti italiani. Alfredo Giuliani, Roma,Zerynthia, 1993

6 Sfumature del potere, vv. 5-11, in A. Giuliani, Poesie, cit.,p. 285

7 I., v. 5, in A. Giuliani, Poesie, cit.,p. 257

8 Ivi., v. 6

9 Episodietto, vv. 1-10, in A. Giuliani, Poesie, cit.,p. 144

https://www.arateacultura.com

https://www.marsilioeditori.it/libri/scheda-libro/2979046/poesie

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Alberto Iacoviello

Redattore in Letteratura

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