Critica di Poesia,  Letteratura

Recensione di “Un amore assoluto”, di Marco Galvagni

un articolo di Rita Bompadre, centro di lettura Arturo Piatti

“Un amore assoluto” di Marco Galvagni (Eretica Edizioni, 2023) contiene il cuore privilegiato e spontaneo delle emozioni, modula l’incondizionato disvelamento della poetica amorosa oltre la velatura pulsante delle illusioni. Marco Galvagni associa la sintonia dell’istinto con l’identità dello spirito, accoglie l’energia naturale del principio oscillante dell’amore, l’inclinazione autentica e sincera della complicità, nell’esperienza adorante dell’incontro, nel coinvolgimento appassionato delle proiezioni affettive, irradia la consacrazione allo scintillio prolungato dell’innamoramento. Riflette, nella solennità languida dei versi, la manifestazione totalizzante dei desideri, sigilla, attraverso l’intesa del piacere, l’estasi seduttiva degli occhi, la generosa attrazione dei sorrisi, rivolge l’orizzonte ammaliante della vita all’ispirazione dell’elegia destinata alla donna amata.

La poesia di Marco Galvagni omaggia la sapienza innata dell’ars amatoria, offre la qualità sensibile dell’ascolto, custodisce la ragione della conquista e rafforza l’attenzione premurosa e amorevole del legame, insegue l’incanto carezzevole della relazione, traducendo la sontuosa speranza della propria esperienza personale. Il sentimento d’amore è descritto come  la magnificazione celebrativa della vicinanza fisica, sostenuta dall’ebbrezza del corteggiamento, svelata come un fondamento rivelatore, una partecipazione inebriante e condivisa. Marco Galvagni amplifica i suoi versi nella devozione di un vincolo che lega corpo e anima, rinnova, dalla colta combinazione tra componenti estetizzanti, il privato vitalismo, manifesta il proprio entusiasmo nelle suggestive espressioni della natura, nelle dichiarazioni affascinanti delle stagioni, nella tentazione lusinghiera dei luoghi e nel richiamo audace e infinito dell’universo dominato dalla passione. Decanta l’indole romantica del sogno, la nobile capacità di suscitare l’intensità delle promesse, le persuasioni devote e sensuali.

I testi concentrano magistralmente l’influenza dei sensi, esposti come strumento conoscitivo per affiancare la realtà e capirla, declinano la raffinata bellezza di un ideale femminile evocato e vagheggiato, rinforzano la destrezza sentimentale con l’intrinseca esaltazione della voluttà, incoraggiano a trattenere ogni sensazione come occasione sublime di identificazione e congiunzione con il tutto, come propensione illimitata ad abbandonarsi alla magia celebrativa, ricambiata, di ogni intimo abbandono. L’efficace padronanza del mezzo espressivo nelle poesie di Marco Galvagni, assorbe l’indirizzo sensitivo delle parole e consuma il misterioso sedimento oscuro dello stupore e della meraviglia. Il poeta, impaziente di possedere l’invisibile e impalpabile lusinga d’amore, scava nella parola il segno perfetto dell’appartenenza, la segreta corrispondenza condivisa nella diffusione delle sorprendenti e invitanti complicità, interpreta l’indefinibile compiacenza e l’inafferrabilità del presentimento, avverte il timore ineffabile dell’attesa, il rapimento chimerico. Insegue l’immagine inesauribile dell’idillio, il labirinto sfuggente degli episodi memorabili, la divinazione del tempo, gli incroci inclinati degli appuntamenti. “Un amore assoluto” concede alla sua lettura la sensibilissima confessione della volontà di amare e di essere amati, l’esplosione panica del mondo interiore, la gioia di vivere.

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DUE STELLE

Due stelle,
sugheri galleggianti nel cielo
primule d’innocenza
colte nell’argine della neve
ad accendere i raggi della luna,
a profumarne di luce il sorriso –
a dar gioia come un’alba che scivola
nel fiore d’una notte bagnato di te.

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GENOVA

Non appena ti lascio
sei nei palpiti del cuore
cristallina e tremante, inquieta,
come se le tue orbite si serrassero
sul dono d’amore che t’affido.
Incrociando gli occhi a Genova
assetati bevemmo tutta l’acqua, il sangue;
ci ritrovammo affamati e ci mordemmo ferite
così come arde la pietra focaia.
Attendimi, conservami la tua dolcezza.
Ti porgerò in dono una cascata di glicini.

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FIORE TRA STELLE

Colsi tra stelle il tuo fiore brunito,
m’accesi d’un arcobaleno di mare
in un sentiero ornato di rose,
gli altri fiori chini ad osservare –
il disco del sole per un attimo fermo,
nella sera la luna d’azzurro d’un accentuato sorriso.

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IL TUO CARTIGLIO

La casa nell’aurora
ha vetri luminosi e tersi
da cui entran lame dorate di sole
che segna un’abbacinante primavera.
È il giorno che ha origine
esatto come la rotta d’un veliero.
Il tuo cartiglio cela vocali di luce,
nella bottiglia vi sono vino e sangue d’amore,
tu passi come un’ape
nascondendo regioni perdute –
m’accendo con la tua energia.
Allora il disco del sole
costruisce la nostra chiarezza,
tutto obbedisce al vento della vita
e l’ordine stabilisce che tu sia il mio usignolo.

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UN AMORE ASSOLUTO

Le tegole del tetto
della casa ronzan come le vespe,
lì vi sono i fiori
d’una cascata impetuosa
della tua rugiada
che t’avvolge in un gorgheggio
di spuma celeste.
La luce azzurra e rosea
d’ogni aurora che nasce
s’innalza come lo scintillio
del carbone delle tue iridi.
Solo fra queste quattro mura
di velluto d’arazzi
non ho lacrime amare
ma un amore assoluto
per le tue sinuose forme
e i fulmini iridescenti della tua mente.
A te che canti e ridi
in me o nei boschi,
fra i leoni, le tigri o le cerve
va il mio cuore in quest’inverno.

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